Se – nella querelle giudiziaria fra la Diesel di Renzo Rosso e il Consorzio siciliano manifatturiero brontese, che rivuole le commesse sottratte – la decisione del Tribunale di Bassano del Grappa di avvalersi di un consulente tecnico contabile per accertare «le variazioni di fatturato di Diesel», ha fatto cantare vittoria agli imprenditori etnei, i vertici della holding tessile vicentina non solo non si sentono sconfitti, ma considerano l’ordinanza del giudice, Aurelio Gatto, un punto a loro favore. Raggiunta telefonicamente l’amministratore delegato di Diesel, Marina Tosin, conferma quanto già affermatoci e si dichiara pronta a rendere pubblici conti, numeri e fatture del colosso tessile industriale, per chiudere una volta per tutte la discussione riguardo i motivi che hanno convinto Diesel prima a diminuire e poi eliminare i rapporti di lavoro con buona parte del Polo tessile brontese. «Che il Tribunale decidesse di nominare un consulente tecnico per accertare i dati era prevedibile. – afferma -. Noi stessi lo avevamo richiesto per fugare ogni dubbio sulla tanto chiacchierata, quanto infondata, accusa di delocalizzazione del lavoro all’estero nella produzione dei jeans che confezionavamo a Bronte. Non comprendiamo quindi i toni trionfalistici della controparte – ribadisce -. Siamo certi che la perizia non farà altro che confermare quanto dai noi sostenuto da tempo, ovvero che non delocalizziamo e che siamo stati costretti ad abbassare la percentuali delle commesse solo a causa del calo delle vendite del prodotto made in Italy». Ma non crede che l’esigenza di verificare i vostri conti scaturisca dalla necessità di calcolare il reale calo delle vendite e stabilire che la diminuzione delle commesse non possa essere decisa da voi in maniera arbitraria, ma solo in percentuale al minore fatturato? «Non è vero. Questa è la richiesta del Consorzio brontese, ma nel pronunciamento del Tribunale non esiste alcun passaggio che lascia intendere questo principio. Il Tribunale ha deciso di verificare i nostri conti perché il Consorzio brontese sostiene che il fatturato del nostro Gruppo non è diminuito, dimenticando che noi trattiamo una serie infinita di prodotti che non hanno risentito della crisi, a differenza del jeans a 5 tasche made in Italy. Non va esaminato quindi il fatturato globale, ma quello della Diesel che produce il jeans italiano». Da Bronte arrivano appelli a salvare i posti di lavoro e riacquistare quella fiducia persa, magari, facendo tutti un passo indietro. Per voi sarebbe possibile? «Assolutamente no. Abbiamo annunciato la chiusura dei rapporti con il Consorzio brontese con largo preavviso e non torneremo indietro. I motivi li abbiamo già resi pubblici e derivano da una ulteriore contrazione delle vendite e dal fatto che è venuto a cessare quel rapporto di fiducia con il Consorzio brontese. Inoltre, i dati in nostro possesso non lasciano trasparire una immediata ripresa. Pertanto da dicembre il Consorzio brontese non produrrà più per noi».
Fonte “La Sicilia” del 27-05-2010