Bronte. Son cadute male quest’anno le celebrazioni per l’Unità d’Italia che avrebbero potuto e dovuto avere un loro epicentro interessante e forse anche molto polemico qui a Bronte. Invece il paese che fu teatro di quei cruenti fatti che macchiarono, secondo una parte degli storici, la spedizione dei garibaldini in Sicilia, da un lato è stato escluso dall’itinerario dei festeggiamenti e dall’altro è troppo concentrato sulle elezioni amministrative per guardare troppo indietro, addirittura a Garibaldi. Carne sul fuoco ce n’è, perché anche se Bronte non è il centro più grande dell’Isola dove si vota, tutti gli indicatori politici regionali e nazionali, persino quelli, danno la disfida che si gioca qui come una di quelle che potrebbe incidere in qualche modo sul futuro degli equilibri all’interno del centrodestra. Il fatto è che il sindaco uscente è il senatore Pino Firrarello, uscente e ricandidato, ovviamente, grande amico storico di Silvio Berlusconi, grande nemico, anche qui la questione si è ormai storicizzata, di Raffaele Lombardo. Anzi, chi tende a semplificare la grande guerra che da anni spezzetta il centrodestra della provincia catanese e che da quando Lombardo è presidente della Regione è diventata guerra siciliana, spiega che i due veri contendenti, quelli che si odiano senza nemmeno fare troppi complimenti, sono proprio Firrarello e Lombardo. In questa disfida amministrativa, va da sé, l’odio è malcelato, lo scontro aperto, i dispetti all’ordine del giorno, le accuse amplificate. Firrarello si è ricandidato, convinto, come ogni buon sindaco uscente del resto, di avere fatto un ottimo lavoro, avendo cambiato in paese un bel po’ di cose, portato, dice, un sacco di finanziamenti, rifatto piazze, monumenti, strade, arredo urbano, spinto il commercio e l’artigianato. In un altro momento, per dirla senza mezzi termini e con schiettezza, la partita manco si sarebbe giocata, nel senso che gli avversari di fronte a sì tanta eccellenza uscente non ci avrebbero perduto granché di tempo ed energie. Ma Bronte è diventata città simbolo del Pdl lealista, quello che fa riferimento, appunto, al gruppo che qui comincia con Firrarello, prosegue con il presidente della Provincia a genero di Firrarello, Giuseppe Castiglione, porta, spostandosi ad Occidente, al ministro della Giustizia e delfino designato del Cavaliere, Angelino Alfano e al presidente del Senato, Renato Schifani. Tutti armati contro l’altro Pdl, il “Sicilia” di Micciché, l’eretico, che appoggia il governo Lombardo. Guerra, altro che storie. Così il governatore ha deciso che a Bronte bisogna tentare l’impossibile ed ha arruolato, per candidarlo contro Firrarello, Aldo Catania, uno che per tanti anni era stato vicinissimo al senatore. Se n’era andato quando Firrarello gli aveva preferito come vice sindaco Nunzio Calanna. E Calanna, per anni seduto nella stanza dei bottoni quando il sindaco era al Senato, che ha fatto? «Ha tradito», tuona Firrarello, perché Lombardo ha arruolato anche lui ed è passato sulla sponda autonomista. Ma lo scontro scoppiato non ha escluso nessuno, ex segretari, ex uomini fidatissimi, gente transitata da destra a sinistra e viceversa. Da una parte Firrarello versus Catania, dall’altra i candidati del centrosinistra, Enza Meli che rappresenta il Pd e l’ex deputato ed ex sindaco ribelle per natura, si direbbe, cioè Turi Leanza, in campo anche lui. Per il momento la Meli e Leanza fanno la loro parte leggermente in ombra, ma anche loro sognano quel che insegue Catania, cioè il clamoroso ballottaggio, che porterebbe Firrarello su un terreno inesplorato e sempre aspro, soprattutto con i tempi che corrono. E al ballottaggio i loro voti conterebbero, eccome. Ma chi non sembra pensarci, almeno a parole, è proprio Aldo Catania, che sdrammatizza. «Attesa spasmodica? E perché mai? E’ un’elezione, importante, ma non esageriamo. Per me è una bellissima esperienza, la sto vivendo con entusiasmo, poi vedremo come finirà. Ballottaggio? Potrebbe anche andare così, ma ripeto la cosa più bella è il contatto con la gente, questi incontri che stiamo facendo in giro per Bronte». Per Catania la guerra regionale non deve intaccare il senso delle amministrative, ma il suo avversario esce dal collegio Capizzi e salutando, abbracciando e baciando un paio di eleganti signore tuona, sottovoce: «Lombardo? Il nostro peggior nemico, anche per quello che ha combinato qui con queste elezioni. Che vincerò io, con il 58%-60% di consensi. E poi manderemo a casa anche lui che sta rovinando la Sicilia». Chissà che segno lasceranno nei prossimi mesi questi fatti di Bronte del ventunesimo secolo, 150 anni dopo Bixio.
Andrea Lodato fonte “La Sicilia” del 28-05-2010